L’ex arbitro analizza a Stile TV il caso Ramon-Hojlund e punta il dito su preparazione e uniformità tecnica
Il dibattito sugli episodi arbitrali continua a tenere banco. Nel corso della trasmissione “Salite sulla giostra” su Stile TV, è intervenuto Gian Paolo Calvarese, ex arbitro, offrendo una lettura tecnica dell’episodio che ha coinvolto Ramon e Hojlund. Nel suo intervento ha dichiarato: “Il problema principale è che ci sono episodi simili con interventi diversi. Credo che a livello tecnico non ci sia una guida chiara di intervento perchè vedo troppa confusione. Perchè l’arbitro non ha ammonito Ramon la seconda volta? Ramon-Hojlund nel primo tempo è un episodio difficile, c’è stato un lungo check del VAR, durato un minuto.
Si è trattato di un episodio al limite, l’arbitro doveva già avere la lampadina accesa su Ramon. E’ vero che l’arbitraggio è difficile, ma perbacco, era Ramon e dopo un check di un minuto devi essere acceso sul calciatore, se cacci il rosso il Var non intervenire. Non mi piace la preparazione all’evento, non si può non preparare una gara e questo si si fa a Coverciano.
Provo ad interpretare il mancato giallo, il secondo. L’arbitro è talmente vicino all’azione che abbassa la testa, indica il punto e quando ti arrivano tutti addosso perdi il live. Magari se Manganiello era più defilato si rendeva conto che l’azione era pericolosa.
Di base l’errore principale è che non si è preparato l’evento e questo si fa a Coverciano. A livello tecnico, Manganiello era vicino. Lerrore grave è il secondo giallo e dispiace perchè l’arbitro negli ultimi anni è cresciuto tanto. Non mi fa piacere quando gli arbitri sbagliano, ma questo è un errore da matita rossa perchè con il risultato in bilico è un errore pesante.
Lo stesso Fabregas ha detto di aver avuto paura su Ramon, tanto che poi lo sostituisce. Dispiace perché i segnali dal campo ci sono stati e si poteva evitare.
Gli arbitri non sono mai stati dei professionisti, non lo sono mai stati e non lo ero neanche io. Se pensiamo che gli errori arrivano perchè gli arbitri non sono dei professionisti è sbagliato e soprattutto ci illudiamo che dopo non ci saranno errori. Dei problemi ci sono, è evidente, ma gli arbitri non pensano né al professionismo né al presidente dell’aia quando sono in campo, ma solo a sbagliare il meno possibile. Il problema è tecnico e di formazione”.
L’analisi si concentra soprattutto sulla gestione del secondo cartellino, ritenuto l’errore più rilevante in una gara dal punteggio ancora in equilibrio. Calvarese individua nella preparazione tecnica e nell’uniformità di giudizio i nodi principali, richiamando indirettamente il lavoro che viene svolto a Coverciano per studiare e prevenire situazioni di questo tipo.
Il riferimento all’arbitro Gianluca Manganiello si inserisce in un discorso più ampio: non una questione di professionismo, ma di formazione e coerenza interpretativa. Secondo l’ex direttore di gara, il tema non è lo status degli arbitri, bensì la qualità tecnica delle decisioni e la capacità di leggere l’evento nel suo complesso.
Il caso resta oggetto di confronto. E ancora una volta, il campo diventa materia di analisi tecnica ben oltre il novantesimo minuto.
Fonte: Stile TV