Raid nei magazzini umanitari a Deir el-Balah. Il presidente americano parla di cessate il fuoco imminente e attacca Zelensky e Harvard
Una nuova ondata di tensione scuote la Striscia di Gaza, mentre si intensificano le dichiarazioni della politica internazionale. L’ONU ha denunciato un raid armato all’interno di un ospedale da campo a Deir el-Balah, nel centro della Striscia, dove sono state sottratte grandi quantità di forniture sanitarie e alimentari, destinate in particolare a bambini malnutriti. “Oggi, un gruppo di individui armati ha fatto irruzione nei magazzini di un ospedale da campo a Deir el-Balah, saccheggiando grandi quantità di attrezzature mediche, forniture, medicinali e integratori alimentari”, ha riferito Stephane Dujarric, portavoce del segretario generale dell’ONU António Guterres.
Il gesto, che arriva mentre la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto del conflitto, rischia di compromettere ulteriormente la già fragile rete di assistenza umanitaria presente nella regione.
Intanto, dagli Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha dichiarato che si sarebbe “molto vicini a un cessate il fuoco a Gaza”, lasciando intendere che nelle prossime ore – o al massimo entro domani – potrebbero arrivare sviluppi decisivi.
Durante lo stesso incontro nello Studio Ovale, Trump ha toccato anche altri temi di rilevanza internazionale e interna. Ha sottolineato la volontà degli Stati Uniti di accogliere studenti stranieri, ma non chi crea problemi all’interno del sistema educativo americano. In particolare, ha lanciato una nuova frecciata contro Harvard, affermando che l’università “non si è comportata bene”.
Sul fronte ucraino, il presidente americano ha risposto in modo tagliente a una domanda sul presidente russo Vladimir Putin, affermando che “anche Zelensky è testardo”, lasciando trapelare una crescente insofferenza nei confronti della gestione della guerra in Ucraina. Trump ha poi espresso contrarietà per i razzi russi lanciati sulle città ucraine durante i negoziati, definendo inaccettabili queste azioni in un momento che dovrebbe essere di dialogo.
Mentre si susseguono gli appelli internazionali per un cessate il fuoco e si rincorrono le tensioni nei rapporti diplomatici, resta alta l’allerta per una crisi globale che non conosce tregua.