Gabriele Gravina, candidato unico per l’elezione a presidente della FIGC, ha rilasciato un’intervista a Il Mattino in cui ha parlato anche di Aurelio De Laurentiis: “Sono rimasto folgorato dalla sua finta lontananza dal mondo e dai problemi della Federcalcio. Sa tutto, di ogni aspetto. E sono contento che anche a Bari la sua famiglia stia portando avanti un progetto imprenditoriale serio. Il suo spirito imprenditoriale può essere da esempio anche per la Figc. Ha ragione quando dice che serve una legge per gli stadi e anche quando dice dice che non è pensabile che si possa pensare di fare solo le partite perché per rientrare di un investimento così importante bisogna immaginare bar, ristoranti, parcheggi… insomma realtà che possono rendere 365 giorni l’anno. Non solo il giorno della partita”.
Gravina si è soffermato anche sui cori razzisti: “È vero, siamo alla mercé della legge del branco. Ma le norme ci sono, mi sembra che punire le società con la responsabilità oggettiva non sia una cosa di poco conto”.
“I club – aggiunge Gravina – possono isolare chi si rende protagonista di cori razzisti o di discriminazione territoriale. Possono e devono farlo. E’ giusto chiudere le curve, anche se dispiace che paghino tutti. La norma è giusta soprattutto quando non c’è collaborazione da parte delle società a individuare i singoli colpevoli. Non possiamo pensare che faccia parte della cultura del nostro popolo inneggiare al Vesuvio o urlare Napoli colera, o fare i buu ai giocatori di colore. Credo che il nostro lavoro debba partire dai settori giovanili, da un sistema in cui i ragazzini in mezzo al campo spinti dai genitori sugli spalti, offendono il rivale. Ecco, l’etica è uno dei nostri capisaldi”.