Ieri Motta, allenatore della Juve, ha risposto alla provocazione lanciata da Conte
La risposta di Tiago Motta a un recente commento di Antonio Conte ha sollevato domande interessanti. Motta, con un tono diplomatico, ha detto: “Non so se ce l’aveva con me, dovete chiedere a lui.” Tuttavia, la realtà dei fatti è chiara: sì, caro Tiago, il riferimento di Conte era certamente diretto a te e a chi, come te, oggi rappresenta la Juventus. Ma non si tratta di un attacco personale.
Per capire meglio, bisogna considerare il legame profondo che unisce Conte alla Juventus. L’ex allenatore e giocatore bianconero, nonché artefice di diversi successi in campo nazionale, ha sempre manifestato un attaccamento viscerale al club torinese. Non ha mai nascosto la sua volontà di tornare un giorno sulla panchina della “Vecchia Signora” qualora le condizioni lo permettessero. Questo legame, per quanto professionale e non più attuale, è qualcosa che Conte porta con sé ovunque vada.
Le parole di Conte, quindi, non erano una critica rivolta specificamente alla persona di Tiago Motta, che, anzi, gode della sua stima. Conte ha allenato Motta ai tempi della Nazionale italiana e lo ha sempre considerato un professionista di valore. La vera questione riguarda il ruolo che Motta e Giuntoli, in quanto allenatore e direttore sportivo della Juventus, oggi ricoprono. Conte ha sottolineato più volte come la Juventus rappresenti molto più di un club: è un’istituzione con una cultura vincente radicata nel suo DNA. Il motto bianconero “Vincere è l’unica cosa che conta” non è solo uno slogan, ma una filosofia di vita per chiunque indossi i colori della Juve. E per questo, chi occupa posizioni di rilievo all’interno della società è tenuto a rispettare, difendere e perpetuare questa tradizione.
Nel contesto attuale, Conte critica non tanto le figure specifiche, quanto la direzione generale che la Juventus potrebbe intraprendere. Parla di una squadra che, pur rimanendo competitiva, deve mantenere una certa “grandezza” anche a livello internazionale, senza correre il rischio di “provincializzarsi”. Questo è il cuore del suo discorso. Conte non ce l’ha con Motta o Giuntoli in quanto persone, ma con il peso della responsabilità che deriva dal rappresentare la Juventus.
Conte conosce bene la Juventus, sa cosa significa portare sulle spalle l’eredità di un club che ha dominato il calcio italiano per decenni e che ambisce costantemente a riconquistare l’Europa. Pertanto, le sue parole sono un promemoria per chi oggi guida la squadra: la Juventus deve continuare a essere un club ambizioso e vincente. Conte, con il suo affetto per la squadra e con la sua tipica schiettezza, non fa altro che ribadire un concetto che ha a cuore. In definitiva, la replica di Tiago Motta è comprensibile, ma forse si tratta di una questione di sfumature. Il messaggio di Conte, infatti, è rivolto a tutto ciò che la Juventus rappresenta e non può essere ridotto a una critica personale.