Il ct ottantenne guida la Romania verso un sogno Mondiale mentre combatte una malattia tenuta lontana dai riflettori
Da mesi affronta una battaglia personale che ha scelto di non rendere pubblica, “perché non fosse al centro dei discorsi”. Eppure, domani, Mircea Lucescu — 80 anni, una carriera che attraversa continenti e generazioni — sarà ancora lì, in panchina, a guidare la sua Romania nella corsa a un Mondiale che manca dal 1998. “Quando i medici mi hanno detto che potevo continuare ad allenare, mi sono concentrato su ciò che dovevo fare per la Romania”, ha confidato al Guardian alla vigilia della sfida con la Turchia. Parole che raccontano la determinazione di un tecnico che ha vissuto il calcio in ogni angolo del mondo, passando anche dall’Italia, tra Pisa e Inter.
Negli ultimi mesi Lucescu è stato ricoverato tre volte, ma non ha mai smesso di lavorare. Anche dal letto d’ospedale ha analizzato la Turchia, ha parlato con i suoi giocatori, ha mantenuto il filo diretto con lo staff. La sua presenza, anche a distanza, non è mai mancata: “Ho parlato con la federazione e mi hanno detto che non riuscivano a trovare una soluzione. Non sono nella mia forma migliore, quindi mi sarei fatto da parte se ci fosse stata un’altra opzione. Ma insisto: non posso andarmene da codardo. Dobbiamo credere nella nostra possibilità di qualificarci”.
Ora la Romania si prepara a una partita che si annuncia infuocata. Lucescu conosce bene l’ambiente: “Giocheremo in un’atmosfera impossibile. La conosco alla perfezione: è lo stadio del Besiktas. Non so se ci sia un modo per arginare il rumore che creeranno. Dovrò spiegare ai miei ragazzi, a quelli che non hanno mai giocato in Turchia, cosa li aspetta”.
Un ct segnato dalla fatica, ma non piegato. Un uomo che continua a scegliere il campo, la squadra, il suo Paese. Anche quando sarebbe più semplice fermarsi.
Fonte: Guardian