Un cambio di rotta tattico che ha restituito identità, fiducia e ambizioni alla squadra
Il Napoli ha ritrovato passo, convinzione e risultati. Dopo la sosta, tre vittorie consecutive hanno riacceso prospettive che sembravano smarrite, restituendo alla squadra un profilo competitivo e un’energia nuova. Il merito principale? La capacità dell’allenatore di leggere la crisi, cambiare direzione e riportare il gruppo su una strada più congeniale alla propria identità. Il problema iniziale era chiaro: il nuovo assetto, per quanto ambizioso, aveva sottratto alla squadra i suoi antichi equilibri. Gli spazi offensivi si erano ristretti, la manovra risultava affollata e prevedibile, e la porta avversaria si allontanava a ogni partita.
McTominay non trovava più la sua zona di comfort, De Bruyne si era fermato per infortunio e il malcontento serpeggiava insieme ai primi risultati negativi. Una miscela che aveva generato una crisi tecnica ed emotiva.
La risposta è arrivata con una svolta netta: rilanciare chi finora era rimasto sullo sfondo. Neres e Lang hanno trovato spazio e libertà proprio dove un tempo correvano Lavezzi e Cavani, aprendo corridoi, allungando il campo, restituendo respiro alla manovra. Non un semplice aggiustamento, ma un ritorno a un calcio più verticale, combattuto, essenziale. Lo stesso che l’allenatore ha sempre praticato, anche in Nazionale.
Il risultato è un Napoli più razionale e più pericoloso, capace di attaccare con velocità e di difendersi con ordine. Una squadra che sembra aver ritrovato se stessa proprio attraverso un atto di semplificazione: meno congestione, più spazi, più aggressività. E soprattutto, la sensazione diffusa che la crisi sia stata non solo superata, ma trasformata in un trampolino per rilanciare ambizioni che ora, di nuovo, appaiono credibili.
Fonte: Corriere della Sera