Il crollo del Napoli: dalla speranza di ripetersi al morale sotto terra. Ci sono alcuni fattori da evidenziare in questa stagione fallimentare
Il Napoli decide di abbracciare tristemente il suo destino: dopo la sconfitta con il Bologna, non c’è neanche la possibilità di qualificarsi alla prossima Europa League. Peggior campioni d’Italia in carica di sempre, questo titolo riassume la stagione senza precedenti a Castel Volturno. Una squadra svuotata, senza più stimoli dopo che sono stati cambiati ben due allenatori: neanche il tecnico Calzona è riuscito a risollevare la situazione, bisogna quindi rendersi conto che questa stagione così deve andare. Questo lo testimonia soprattutto che le volte in cui il Napoli si rende propositivo, non riesce ad essere cinico sotto porta.

La bellezza mostrata nello scorso anno da Spalletti è oramai un lontano ricordo: l’attuale Ct della nazionale italiana con questo Napoli ha scritto la storia. Campionato dominato, con 90 punti fatti e superamento degli ottavi di Champions. Questo basta per descrivere la grandiosità, che ora non c’è più. Il Napoli di oggi naviga sulle incertezze e sul rammarico: gli azzurri, attualmente a solo quota 51 punti, hanno 35 punti in meno rispetto alla passata stagione. Come mai questo scenario? Sicuramente va menzionata la gestione post scudetto nella sessione estiva. Il patron partenopeo Aurelio De Laurentiis ha pensato di prendere Garcia, in quanto porta con se esperienze anche in ambito Europeo. Sposa il 4-3-3, ma non è stata considerata l’interpretazione verso questo modulo: già dal giorno della presentazione, il tecnico francese ha fatto presagire un qualcosa di diverso rispetto alla gestione spallettiana: “Il Napoli dello scorso anno non l’ho visto, io farò il mio calcio”. Questo è stato l’approccio di Garcia, che ha provato piuttosto a far adeguare i giocatori alla sua visione tattica: questo ha provocato incomprensioni in campo e spaesamento. La nuova manovra, basata su maggiori verticalizzazioni invece di tenere al lungo la palla, ha portato uno squilibrio dal punto di vista tattico. Il lato valorizzazione è venuto meno, siccome la squadra ha dovuto lavorare su altre caratteristiche.

Oltre a ciò, bisogna evidenziare anche la mancata integrazione dei nuovi innesti: Natan messo più tardi, Lindstrom costantemente (anche tutt’ora è così) in panchina e Cajuste che non riusciva ad avere una sua dimensione precisa. Infine la ciliegina sulla torta, il mancato feeling tra giocatori e tecnico: animi nervosi, in particolare di Osimhen e Kvara, durante le sostituzioni discutibili. In poche parole, Garcia è stata una scelta sbagliata: la confusione generata dal francese doveva essere in seguito tamponata dall’ingresso di Mazzarri. Il tecnico toscano invece fa addirittura peggio e non riesce a tenere sotto controllo la squadra. Successivamente la patata bollente è passata tra le mani di Calzona, che si è presentato con determinazione: tuttavia con l’andare delle partite, c’è stato il crollo definitivo.

Oltre alle questioni campo, ci sono anche situazioni extra campo da tener conto: i primi sintomi della crisi Napoli si sono presentati infatti già nel famosissimo caso Tik Tok, con Osimhen coinvolto. Da lì sono nati i primi dissapori, che non hanno fatto bene allo spogliatoio. Poi ci mette del suo anche il procuratore di Kvara, Mamuka Jugeli, il quale afferma che Osimhen andrà in Arabia. In merito c’è stata la risposta dura del nigeriano, che ha speso parole pesanti all’indirizzo dell’agente. Infine va menzionato anche lo squilibrio riguardante gli stipendi: Osimhen che prende 10 milioni all’anno e poi lascia la squadra perchè deve giocare la Coppa D’Africa. Gli altri giocatori, in particolare Kvara, che prende ancora uno stipendio modesto, sicuramente non sono rimasti soddisfatti di questo trattamento.