Zelensky rivendica l’operazione e avverte Mosca: “I russi devono sentire la necessità di porre fine a questa guerra”
Le forze speciali ucraine hanno colpito il quartier generale dell’Fsb russo nel villaggio di Genicheska Hirka, nella regione di Kherson, provocando – secondo Kiev – circa un centinaio tra morti e feriti. L’azione è stata rivendicata direttamente dal presidente Volodymyr Zelensky, che su X ha pubblicato anche un video in cui si vedono droni ucraini colpire in simultanea diversi edifici del villaggio. Il messaggio del leader ucraino è stato netto: “I russi devono sentire la necessità di porre fine a questa guerra”. L’operazione arriva in un momento di forte tensione lungo i confini settentrionali dell’Ucraina, dove Kiev teme un possibile coinvolgimento diretto della Bielorussia in nuove offensive.
Le autorità ucraine hanno infatti annunciato un rafforzamento delle misure di sicurezza nelle regioni confinanti, con controlli intensificati su persone e proprietà. L’SBU ha spiegato che tali misure serviranno come deterrente contro eventuali azioni ostili da parte della Russia o del suo alleato bielorusso. Sul fronte diplomatico, Mosca ha respinto le accuse ucraine di voler trascinare Minsk nel conflitto, definendole “incitamento”. Intanto Russia e Bielorussia stanno conducendo esercitazioni nucleari congiunte che coinvolgono migliaia di militari e mezzi strategici. Zelensky, commentando le manovre, ha dichiarato che l’Ucraina si sta “preparando a rispondere a ogni possibile azione nemica”.
La posizione del Cremlino e il ruolo della Cina
Da Mosca arrivano anche aperture sul fronte diplomatico. Il portavoce Dmitry Peskov ha affermato che la Cina è “pronta a impegnarsi” per favorire una soluzione negoziata, dopo il vertice tra Xi Jinping e Vladimir Putin a Pechino. Il Cremlino ha inoltre definito “una buona cosa” il fatto che l’Unione europea stia discutendo della nomina di un negoziatore per dialogare con la Russia, pur precisando che Putin non ha mai proposto attivamente Gerhard Schröder per questo ruolo.
Peskov ha ribadito che Mosca resta disponibile al dialogo: parlare, ha detto, è sempre preferibile allo scontro totale. Una posizione che, secondo il Cremlino, l’Europa dovrebbe tornare a considerare.
Un quadro complesso, in cui diplomazia, guerra sul campo e tensioni regionali continuano a intrecciarsi senza tregua.