A pochi giorni dal quarto anniversario dell’invasione russa, il presidente rilancia tra cautela, determinazione e apertura a nuove soluzioni
Alla vigilia del quarto anno dall’inizio dell’invasione russa, Volodymyr Zelensky sceglie parole misurate ma ferme. In un’intervista esclusiva rilasciata all’AFP, il presidente ucraino traccia un bilancio che non è né trionfalistico né arrendevole. È una fotografia complessa, dove il conflitto resta aperto e il futuro ancora da scrivere. Zelensky evita semplificazioni e affronta il nodo centrale con realismo: “L’esito della guerra in Ucraina è ancora in bilico. Non si può dire che stiamo perdendo la guerra. Onestamente, non la stiamo perdendo di certo, sicuramente.
La domanda è se vinceremo, ma è una domanda molto costosa. Il livello di intelligence che l’Ucraina riceve dagli Usa non è diminuito. Vogliamo posizionare le truppe straniere destinate a essere schierate in Ucraina in caso di cessate il fuoco al nostro fianco in prima linea. Posso congratularmi prima di tutto con il nostro esercito e con tutte le forze di difesa”.
Il passaggio più significativo riguarda proprio l’equilibrio del conflitto: nessuna resa, ma nemmeno una vittoria dichiarata. Il presidente sottolinea la continuità del sostegno informativo da parte degli Stati Uniti e apre alla possibilità di un dispiegamento di truppe straniere accanto alle forze ucraine in caso di cessate il fuoco, una prospettiva che segnerebbe un nuovo scenario diplomatico e militare.
Nel suo intervento non manca il riconoscimento alle forze armate ucraine, indicate come pilastro della resistenza nazionale. È un messaggio rivolto sia all’interno che all’esterno del Paese: la guerra non è conclusa, il risultato resta incerto, ma la determinazione non viene meno.
Quattro anni dopo l’inizio del conflitto, il tempo non ha sciolto i nodi. Ha solo reso più evidente quanto ogni scelta, oggi, abbia un peso storico.